Degni di una canzone
degli 883: “Si era detto 8.30 puntuali al Bar…..”, però lo sapevamo già che gli
Automatic devono avere la loro oretta sabbatica prima di partire. La
destinazione è Faenza, il giro di Boa, il punto di partenza e arrivo allo
stesso tempo, dopo due anni di fatiche, divertimenti, piccoli fallimenti e
soprattutto successi loro ce l’hanno fatta ad arrivare ad un appuntamento
nazionale con la loro musica; “life & color” what else?
Ebbene si è per strada,
due macchinate, il camper lo si è lasciato a casa per prevenire le ormai certe
spese extra che avrebbe causato, ma non importa perché c’è la stessa magia
nell’aria, sulle note di “Where is the eye” pezzo sconosciuto ai molti e forse
anche agli Automatic. A Piacenza la macchina sta già andando verso Brescia,
ovviamente la strada è quella sbagliata, non sono ammessi navigatori
funzionanti: Birra è scettico, Jamba è un fucking sharking, Albi ha vinto cento
euro al gratta e vinci, Luca e Paolo guidano, Pepe canta, Tuo invece vuole un
ostello… E Matthew “The Fucking Australian Guy” (mascotte del giorno), a Faenza
c’è anche lui. Il primo impatto è stato il palco centrale in piazza del Popolo
e l’emozione è salita fino alla realizzazione del motivo per cui si era li
ancora una volta tutti insieme per la musica. Si cerca un ostello
disperatamente lo si trova ed è stata manna dal cielo sebbene fosse un motel ad
ore degno di telecamera e scene hot, rigorosamente a pagamento. Agli Automatic
piace così e anche quello era life & color. Dopo una serata travagliata,
gli Automatic entrano presto nel vivo della fiera, muniti di cd freschi di
ristampa, iniziano a prostituirsi e a rompere le scatole a destra e manca. La giornata
scorre ed è il momento di suonare. Grazie ai nuovi amici Erik e Cristina del
Miscela e i F.O.O.S. si trova il palco A
del palazzo delle esposizioni, tempo di mettersi a posto e si parte, venti
minuti di fuoco e puro sudore accumulato in due anni di attività passati a
cercare suoni e palchi degni di nota; gli Automatic ce l’avevano fatta e
avrebbero voluto far passare delle foto che mostrassero la loro storia , tutta
loro, senza alcun tipo di aiuto di nessuno. L’esibizione finisce tra gli
applausi dei fedeli e dei “non troppo pochi” che si erano accumulati nel padiglione,
attirati forse dall’inusuale sonorità degli Automatic sebbene il synth avesse
qualche problema. Si chiude tutto nel migliore dei modi scervellandosi per
trovare uno slogan automatico davanti ad una telecamera e rilassandosi nuovamente
sulle note di “Where is the eye”; si ritornano così a riabbracciare le mura e
le porte di una città che a volte si vuole lasciare indietro ma che ha dato
tanto agli Automatic. Piccole parentesi ma intense, la strada è lunga e si
spera che sia quella giusta…
Nessun commento:
Posta un commento